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Progetti

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Riqualificazione del Centro Piacentiniano di Bergamo

Progetto finalista secondo classificato - 2018

Un progetto di rigenerazione urbana è un processo decisamente complesso che va oltre la semplice, ancorché positiva, riqualificazione di uno spazio. La rigenerazione è un’evoluzione del principio di riqualificazione in quanto capace di tenere insieme diverse dimensioni e parametri: lo spazio, il tempo, l’economia, l’ecologia e la sociologia.
Rigenerare significa far rinascere a nuova vita: è il principio naturale della talea, del ramo di una pianta che, se ri-radicato, ne fa nascere un’altra. La talea può costituirsi da qualsiasi frammento della pianta originaria, ed è un frammento destinato a radicarsi. Possiamo dunque a ragione parlare di rigenerazione come di un concetto olistico che tiene in sé anche aspetti culturale, identitari e, soprattutto, sociali. Il tutto perché un progetto di architettura sia anzitutto una grande risorsa per la collettività.
Rigenerare un intero quartiere così centrale, vitale e importante per la città di Bergamo significa in primo luogo tenere assieme, in una visione strategica globale, nuove idee, soluzioni ed aspetti che interessano non solo l’architettura dei luoghi, ma anche e soprattutto l’economia, la sociologia, l’antropologia e il marketing di sviluppo di una intera città.
Rigenerare i delicati equilibri che la storia ha sedimentato negli anni significa dare linfa vitale alle dinamiche di sviluppo di un luogo ricco di fermento urbanistico come il centro piacentiniano.
I punti chiave del progetto di rigenerazione del centro piacentiniano si possono riassumere in “5 tipologie di rigenerazione” necessarie a dare nuova linfa vitale ed una nuova identità urbana e sociale a questo macro quartiere di Bergamo bassa:
- Rigenerazione come orientamento
- Rigenerazione come occasione di incontro
- Rigenerazione come mobilità sostenibile
- Rigenerazione come attrattore sociale
- Rigenerazione come smart city tecnologies

In collaborazione con:
Elena Cereda e Giulia Dall’Agata, Federico Conti e Stefani Proli.

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